I biscotti di Marano nati tra storia e fantasia
Ci sono dolci che hanno bisogno di una vetrina elegante e altri che, invece, sembrano fatti apposta per essere messi in tavola con una tazza di caffè e quattro chiacchiere.
I Parpagnacchi vicentini appartengono decisamente alla seconda categoria.
Sono biscotti tradizionali dell’Alto Vicentino, legati soprattutto a Marano Vicentino e al territorio di Thiene, semplici nell’aspetto ma con una storia davvero particolare. La loro forma intrecciata, la consistenza friabile e il gusto non troppo dolce li rendono una delle piccole eccellenze venete che vale la pena riscoprire.
E c’è anche un curioso soprannome: i biscotti dei contrabbandieri.
Ma andiamo con ordine.
Cosa sono i Parpagnacchi?
I Parpagnacchi sono biscotti secchi della tradizione vicentina, generalmente preparati con farina, uova, zucchero, burro, latte e lievito.
A seconda della ricetta possono comparire anche grappa o altri liquori, succo di limone e altri piccoli accorgimenti familiari.
La caratteristica più riconoscibile è la forma intrecciata, ottenuta partendo da piccoli cordoncini di impasto.
Il risultato è un biscotto asciutto e friabile, non eccessivamente dolce, perfetto per la colazione ma anche per una pausa pomeridiana.
La tradizione non è però legata soltanto al gusto: i Parpagnacchi sono considerati una vera espressione dell’identità popolare di Marano Vicentino.
Dove nascono i Parpagnacchi?
La loro patria è Marano Vicentino, nel Vicentino, anche se la tradizione interessa più ampiamente il territorio del Thienese.
L’Associazione Amici delle IDe.Co. li inserisce tra i prodotti locali di Marano con la denominazione “I Parpagnacchi di Marano”, iscritti nell’Albo regionale delle De.Co. con codice VI-062.
La De.Co., cioè Denominazione Comunale, non è una DOP o una IGP: è uno strumento con cui un Comune valorizza un prodotto legato alla propria storia e al proprio territorio.
Per i Parpagnacchi è quindi un riconoscimento importante soprattutto dal punto di vista culturale.
La storia dei “biscotti dei contrabbandieri”
Ed eccoci alla parte più curiosa.
Secondo la tradizione tramandata a Marano, nei primi anni del Novecento la zona di Villa Fioretti sarebbe stata un luogo di scambio di derrate e materie prime tra le popolazioni locali e quelle provenienti dalle zone sotto influenza austriaca.

Farina, latte, burro, uova, patate, fagioli e altri prodotti passavano attraverso forme di scambio e commercio.
I dazi rendevano alcuni prodotti più costosi e, secondo il racconto popolare, nacque così anche l’esigenza di avere qualcosa di nutriente, conservabile e facile da trasportare durante gli spostamenti.
Le donne di Marano avrebbero quindi preparato un dolce secco utilizzando ingredienti semplici e facilmente reperibili.
Da qui sarebbe nata la tradizione dei Parpagnacchi.
La storia è molto bella, ma va considerata per quello che è: un racconto della memoria locale, tramandato e valorizzato dalla comunità. Le fonti che lo riportano parlano infatti di una narrazione tradizionale, non di un documento storico che certifichi nei dettagli la nascita del biscotto.
Ed è forse proprio questo il bello.
Perché erano così pratici?
Pensate alla vita di una famiglia contadina di un tempo.
Niente frigoriferi, niente supermercati aperti fino a tarda sera e niente confezioni sottovuoto.
Un alimento doveva essere soprattutto buono, nutriente e conservabile.
I biscotti secchi rispondevano perfettamente a questa esigenza.
La bassa umidità permetteva infatti una conservazione più lunga rispetto a un dolce fresco, mentre la forma intrecciata rendeva i Parpagnacchi facili da maneggiare e trasportare.
Secondo una ricostruzione della tradizione locale, la forma intrecciata sarebbe diventata proprio una delle caratteristiche distintive del prodotto.
Come si preparavano i Parpagnacchi?
La ricetta tradizionale raccolta dai Musei dell’Alto Vicentino prevede un impasto realizzato con uova, zucchero, burro, latte, farina, lievito e una piccola quantità di liquore, insieme ad altri ingredienti utilizzati per aromatizzare l’impasto.

Una volta preparato l’impasto, si formano dei bastoncini della grossezza di un dito.
Ed è qui che arriva il passaggio più caratteristico: i bastoncini vengono intrecciati fino a ottenere la tipica forma del Parpagnacco.
Tradizionalmente la superficie può essere spennellata con albume e leggermente cosparsa di zucchero prima della cottura.
Niente creme, niente farciture complicate e niente decorazioni elaborate.
La forza del Parpagnacco è proprio la semplicità.
Che gusto hanno?
Il gusto è delicato, burroso e poco stucchevole.
La consistenza è friabile, ma sufficientemente asciutta da rendere il biscotto perfetto da accompagnare a una bevanda calda.
Il fatto che non sia eccessivamente dolce è una delle caratteristiche che lo rende particolarmente piacevole.
È uno di quei biscotti che puoi mangiare tranquillamente a colazione e che, dopo il primo, ti fa pensare: “Va bene, ancora uno”.
E poi magari ne arriva un terzo.
Parpagnacchi e altri biscotti veneti: quali sono le differenze?
Il Veneto ha una tradizione dolciaria incredibilmente ricca.
I Pevarini, per esempio, appartengono soprattutto alla tradizione veneziana e padovana e si distinguono per l’utilizzo del pepe e di altre spezie. Sono quindi molto più aromatici e pungenti rispetto ai Parpagnacchi.
Gli Zaleti veneziani hanno invece nella farina di mais e nell’uva passa due degli elementi che li rendono immediatamente riconoscibili.
I Baicoli veneziani sono sottili, asciutti e particolarmente adatti all’inzuppo.
Il Mandorlato di Cologna Veneta è tutta un’altra storia: mandorle, miele, zucchero e albume danno vita a un dolce croccante e molto più ricco.
I Parpagnacchi giocano invece sulla loro semplicità rustica, sulla forma intrecciata e sul legame con l’Alto Vicentino.
Se volete conoscere altri biscotti e dolci tradizionali, potete continuare il viaggio con i Pevarini veneti, gli Zaleti e il Mandorlato di Cologna Veneta.
Esistono biscotti simili in altre regioni?
Biscotti secchi e intrecciati sono presenti in moltissime regioni italiane.
Ma il Parpagnacco non va confuso con i prodotti che possono sembrare simili soltanto per forma o consistenza.
In Piemonte troviamo, per esempio, diversi biscotti tradizionali a base di burro e uova; in Toscana sono famosi i cantucci, caratterizzati però dalla presenza delle mandorle e dalla particolare doppia cottura.
In Emilia-Romagna troviamo numerose ciambelle e biscotti da forno, mentre in Lombardia sono diffuse diverse preparazioni secche legate alla tradizione contadina.
Il Parpagnacco si distingue soprattutto per la ricetta locale, la forma intrecciata e il rapporto con la memoria di Marano Vicentino.
Insomma, non basta intrecciare un impasto per ottenere un Parpagnacco.
Una tradizione che continua ancora oggi
La cosa bella è che i Parpagnacchi non sono rimasti soltanto nei vecchi ricettari.
Ancora oggi vengono prodotti da fornai e laboratori artigianali e continuano a essere presenti in manifestazioni dedicate alle tradizioni locali.
Una testimonianza particolarmente interessante arriva dal recupero di un antico forno a legna del 1867 nella contrada San Pietro di Marano, dove la memoria locale ricorda la cottura comunitaria di pane e Parpagnacchi.
Nel 2015, inoltre, i Parpagnacchi maranesi furono tra i prodotti ai quali venne attribuito il riconoscimento De.Co. nell’ambito delle iniziative comunali dedicate alla valorizzazione delle produzioni locali.
Ancora oggi il prodotto compare anche nella produzione artigianale vicentina, segno che questa piccola specialità non è affatto scomparsa.
Quando si mangiano?
Tradizionalmente i Parpagnacchi erano legati anche a momenti festivi come Pasqua e Carnevale, ma oggi non c’è davvero bisogno di aspettare una festa.
Sono perfetti:
- a colazione;
- con il caffè;
- con il tè;
- a merenda;
- dopo pranzo;
- con una tazza di cioccolata calda;
- come piccolo dolce da accompagnare a un bicchiere di vino.
E proprio perché sono poco dolci, possono essere utilizzati anche in abbinamenti diversi dal classico dessert.
Una curiosità: il Parpagnacco al singolare
Il nome può creare un po’ di confusione.
Si parla normalmente di Parpagnacchi al plurale, mentre il singolare è Parpagnacco.
Nelle fonti e nelle ricette locali si trovano entrambe le forme.
E, come spesso accade con i prodotti della tradizione veneta, anche il nome può cambiare leggermente nel linguaggio quotidiano.
Un biscotto, una comunità
Forse la cosa più interessante dei Parpagnacchi non è nemmeno la ricetta.
È il fatto che questo biscotto sia diventato un piccolo simbolo della comunità maranese.
La tradizione dei Parpagnacchi racconta un Veneto fatto di famiglie, forni comuni, scambi di prodotti, vita contadina e capacità di arrangiarsi.
È una storia molto lontana dalla pasticceria moderna fatta di decorazioni spettacolari.
Qui bastavano farina, uova, burro, zucchero, un forno e un po’ di fantasia.
Ed è proprio da queste cose semplici che spesso nascono le eccellenze venete più interessanti.
Parpagnacchi vicentini: un piccolo tesoro da riscoprire
I Parpagnacchi non sono forse i biscotti veneti più famosi fuori regione.
Ma se cercate prodotti tipici veneti, specialità vicentine e antiche ricette della cucina popolare, meritano assolutamente un posto nella lista.
Sono semplici, friabili, poco dolci e soprattutto legati a una storia locale ancora viva.
La prossima volta che vi capita di trovarli in una panetteria o in una manifestazione dell’Alto Vicentino, provateli.
Meglio ancora con un buon caffè e qualche minuto di chiacchiere.
Perché, alla fine, la cucina veneta è anche questo: mangiare bene, stare insieme e non dimenticare da dove arriviamo.
Fonti e approfondimenti
- Associazione Amici delle IDe.Co. – I Parpagnacchi di Marano – per il riconoscimento locale e l’iscrizione all’Albo regionale VI-062.
- Musei AltoVicentino – I dolci del Carnevale – per la ricetta tradizionale e il legame dei Parpagnacchi con il territorio thienese.
- AltoVicentinOnline – Storia dei Parpagnacchi – per le testimonianze sulla tradizione maranese, il forno comune e il racconto dei “contrabbandieri”.
- Sapori Vicentini – I piatti della tradizione vicentina – per il contesto della pasticceria tradizionale vicentina.
- Il Buon Veneto – Pevarini veneti – approfondimento interno sui biscotti tradizionali veneti.
- Il Buon Veneto – Mandorlato di Cologna Veneta – approfondimento interno sulla tradizione dolciaria veneta.

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