Se diciamo Veneto, è difficile non pensare alla polenta.
Per secoli la polenta è stata uno degli alimenti fondamentali della cucina contadina veneta e, ancora oggi, rappresenta uno dei simboli più semplici e autentici della nostra tavola.
Ma dire semplicemente “polenta” non basta.
Perché in Veneto esistono diverse varietà tradizionali di mais e ognuna dà alla polenta caratteristiche diverse.
Tra queste c’è una varietà particolarmente interessante: il Mais Marano, originario di Marano Vicentino, in provincia di Vicenza.

È un mais dalla storia relativamente recente ma ormai profondamente legata al territorio vicentino, conosciuto anche con i nomi di Maranelo, Maranello o Maranèlo.
La sua particolarità? Una produzione non elevata, chicchi piccoli e vitrei dal caratteristico colore arancio-rossastro e, soprattutto, una farina che dà una polenta dal gusto intenso, profumata e saporita.
E proprio questa combinazione di bassa resa e grande qualità gastronomica ha fatto del Mais Marano un prodotto di nicchia, oggi ricercato soprattutto da chi vuole riscoprire le antiche varietà di mais venete.
Prima del Mais Marano: quando arrivò il mais in Veneto?
Per capire la storia del Mais Marano bisogna fare un passo indietro.
Il mais è originario delle Americhe e arrivò in Europa dopo la scoperta del continente americano.
In Italia la sua coltivazione si diffuse progressivamente tra Cinquecento e Seicento e trovò nel Veneto condizioni particolarmente favorevoli.
La nostra regione divenne così una delle grandi terre del mais e della polenta.
Nel corso dell’Ottocento erano presenti numerose varietà locali, selezionate dagli agricoltori in base alle caratteristiche del terreno, al clima, alla precocità e soprattutto alla capacità di produrre una buona farina.
È proprio in questo contesto che nasce il Mais Marano.
Antonio Fioretti e la nascita del Mais Marano
Siamo intorno al 1890 e ci troviamo a Marano Vicentino.
Qui l’agricoltore Antonio Fioretti decide di lavorare sulla selezione del mais per ottenere una pianta più adatta alle caratteristiche del territorio.
Fioretti parte da due varietà locali:
- il Nostrano locale, un mais precoce, conosciuto anche come “cinquantino”;
- il Pignoletto d’oro, proveniente da Rettorgole di Caldogno, nel Vicentino, caratterizzato da chicchi più colorati e vitrei.
Dall’incrocio nasce quello che diventerà il Mais Marano.
Ma non bisogna immaginare che il nuovo mais sia comparso dall’oggi al domani.
Dopo il primo incrocio iniziò una lunga opera di selezione e risemina, necessaria per fissare e migliorare le caratteristiche della nuova varietà.
Secondo la documentazione storica, questa selezione proseguì per oltre vent’anni nel podere di Fioretti.
È proprio questa lunga selezione a dare origine alla varietà locale che conosciamo oggi.
Un mais nato per il territorio vicentino
Il lavoro di Fioretti aveva un obiettivo molto concreto: ottenere una pianta capace di adattarsi bene alle condizioni agricole locali.
Il territorio della Val Leogra e della fascia pedemontana vicentina presenta caratteristiche diverse dalle grandi pianure maidicole.
Il Mais Marano si è dimostrato particolarmente adatto a terreni leggeri e alle condizioni della zona, mantenendo però una resa relativamente bassa rispetto alle varietà moderne.
Ed è proprio qui che nasce una delle apparenti contraddizioni del Mais Marano.
Produce meno, ma viene apprezzato per la qualità della farina e della polenta.
In agricoltura moderna questo non è necessariamente un vantaggio economico. Ma dal punto di vista gastronomico e della conservazione della biodiversità agricola è una caratteristica preziosa.
Com’è il Mais Marano?
Il Mais Marano è facilmente riconoscibile quando si osservano le sue pannocchie e soprattutto i chicchi.
Le pannocchie sono generalmente cilindriche, con una lunghezza che può arrivare a circa 20 centimetri.
I chicchi sono:

- piccoli;
- lucidi;
- vitrei;
- di colore arancio intenso, tendente al rossastro;
- disposti in file regolari leggermente spiralate.
Il tutolo, cioè la parte centrale della pannocchia sulla quale sono inseriti i chicchi, è bianco.
La granella presenta una caratteristica frattura vitrea.
È proprio questa struttura, insieme alle caratteristiche della varietà, a contribuire alla qualità della farina ottenuta dalla macinazione.
Mais Marano o Farina di mais Marano?
Qui vale la pena fare una piccola precisazione.
Quando parliamo di prodotto tipico, spesso diciamo semplicemente Mais Marano.
La denominazione presente nell’elenco dei prodotti agroalimentari tradizionali del Veneto è però Farina di mais Marano.
La scheda PAT specifica infatti che la farina deve essere ottenuta utilizzando esclusivamente seme derivante dalla varietà di Mais Marano Vicentino, costituita alla fine dell’Ottocento da Fioretti.
Quindi:
Mais Marano = la varietà di mais.
Farina di mais Marano = il prodotto trasformato tradizionale ottenuto dalla sua granella.
È una distinzione piccola ma importante, soprattutto se vogliamo parlare correttamente del prodotto sul sito.
Dalla pannocchia alla farina
Dopo la raccolta, la granella deve essere essiccata e preparata per la macinazione.
La trasformazione in farina è un passaggio fondamentale perché permette di valorizzare le caratteristiche del chicco.
La farina di Mais Marano viene utilizzata soprattutto per preparare la polenta gialla, ma può essere impiegata anche in altre preparazioni.
Tradizionalmente la macinazione può avvenire in modo più o meno fine a seconda dell’utilizzo.
Una macinatura adeguata permette di ottenere una farina capace di dare alla polenta una consistenza morbida e un profumo particolarmente intenso.
La polenta di Mais Marano
E arriviamo al vero motivo per cui questo mais è ancora oggi ricercato.
La polenta di Mais Marano è caratterizzata da un gusto intenso e riconoscibile.
È una polenta gialla, ma non è uguale a quella ottenuta dalle moderne farine di mais.
Il profumo è più marcato, il sapore è deciso e la consistenza può risultare particolarmente morbida e cremosa se la farina viene preparata nel modo tradizionale.
Il Consorzio di tutela del Mais Marano indica, per la preparazione della polenta, una proporzione indicativa di circa 200 grammi di farina per litro d’acqua, con una cottura di circa 40-45 minuti.
Naturalmente le proporzioni possono essere adattate al tipo di farina e alla consistenza che si vuole ottenere.
Perché il Mais Marano produce meno?
Questa è una delle caratteristiche che più lo distinguono dai mais moderni.
Il Mais Marano ha una resa relativamente bassa, indicata nelle fonti tradizionali intorno ai 40 quintali per ettaro.
Le varietà moderne e gli ibridi sono stati selezionati soprattutto per ottenere produzioni molto più elevate e uniformi.
Il Marano, invece, conserva caratteristiche di una varietà locale tradizionale.
Il risultato è un prodotto più difficile da coltivare su larga scala dal punto di vista economico, ma interessante dal punto di vista gastronomico e della biodiversità.
Ed è proprio la bassa produttività che contribuisce a spiegare perché questa varietà abbia rischiato di scomparire.
Il declino dopo la Seconda guerra mondiale
Il periodo più difficile arriva nel secondo dopoguerra.
L’agricoltura cambia rapidamente e arrivano nuovi ibridi di mais, capaci di garantire rese molto più elevate.
Per un agricoltore che deve vivere del proprio raccolto, la scelta è abbastanza comprensibile: se un nuovo mais produce molto di più, diventa difficile continuare a coltivare una varietà tradizionale meno produttiva.
Il Mais Marano viene così progressivamente sostituito.
La sua coltivazione si riduce drasticamente e rimane soprattutto nelle mani di agricoltori e appassionati che continuano a conservarne il seme e a coltivarlo.
È una storia che accomuna il Marano a moltissime altre varietà agricole tradizionali italiane.
Il recupero del Mais Marano
La buona notizia è che il Mais Marano non è scomparso.
Nel tempo sono nate iniziative per conservare la varietà, mantenere la purezza del seme e promuoverne la coltivazione.
Un ruolo importante è svolto dal Consorzio di Tutela del Mais Marano, attivo nella valorizzazione del prodotto e nella tutela delle sue caratteristiche.
La Regione Veneto ha inoltre riconosciuto la farina di Mais Marano come Prodotto Agroalimentare Tradizionale.
La varietà è inoltre inserita nell’Arca del Gusto di Slow Food, che raccoglie prodotti e varietà locali considerati importanti per la biodiversità alimentare.
Non si tratta quindi soltanto di nostalgia per un prodotto del passato.
L’obiettivo è fare in modo che il Mais Marano possa continuare a essere coltivato e utilizzato anche nel presente.
Dove viene coltivato oggi?
L’area storica del Mais Marano è naturalmente Marano Vicentino e la fascia pedemontana della provincia di Vicenza.
La scheda PAT comprende un’area più ampia che interessa numerosi comuni, tra cui Schio, San Vito di Leguzzano, Malo, Isola Vicentina, Torrebelvicino, Valli del Pasubio, Santorso, Piovene Rocchette, Monte di Malo, Zanè, Thiene, Zugliano, Sarcedo, Breganze, Mason, Molvena e Pianezze, oltre alla fascia della Val Leogra e pedemontana vicentina.
La coltivazione attuale rimane comunque di nicchia.
Un documento della Regione Veneto stima una superficie di circa 20 ettari, concentrata nella fascia pedemontana della provincia di Vicenza. È un dato da considerare come riferimento documentale e non come fotografia necessariamente aggiornata al 2026.
Quello che possiamo dire con sicurezza è che il Mais Marano è ancora coltivato e trasformato, ma su una scala molto diversa rispetto ai grandi mais commerciali.
Una produzione piccola, ma ancora viva
Oggi il Mais Marano non compete con i grandi mais ibridi sul terreno della quantità.
E probabilmente non è questo il suo obiettivo.
La sua forza è un’altra: qualità, identità territoriale e biodiversità.
Esistono ancora aziende agricole che coltivano la varietà e trasformano la granella in farina per polenta. Alcune realtà vicentine propongono direttamente la farina di Marano e continuano a mantenere annualmente la selezione del seme.
Il prodotto viene inoltre utilizzato da ristoratori e appassionati che cercano farine ottenute da varietà locali.
È una filiera piccola, ma importante perché permette alla varietà di rimanere legata al territorio da cui proviene.
Mais Marano e altre varietà venete: non sono tutti uguali
Il Veneto è una vera terra di mais tradizionali.
E qui è facile fare confusione.
Il Mais Marano non è il Biancoperla, non è lo Sponcio e non è il Pignoletto d’oro.
Sono varietà o popolazioni locali differenti, con storie e caratteristiche proprie.
Mais Marano e Biancoperla
Il confronto più interessante è forse con il Biancoperla.
Il Marano ha chicchi arancio-rossastri e viene utilizzato per una polenta gialla dal sapore intenso.
Il Biancoperla, invece, è caratterizzato dai suoi chicchi bianchi e perlacei e viene utilizzato per la tradizionale polenta bianca veneta.
La differenza non è quindi soltanto nel colore.
Cambiano la materia prima, il territorio storico di coltivazione e soprattutto il risultato nel piatto.
Il Biancoperla è oggi anche un Presidio Slow Food, con un’area di produzione che comprende le province di Treviso, Padova, Venezia e Rovigo.
Mais Marano e Mais Sponcio
Anche il Mais Sponcio, tipico della Valbelluna, appartiene alla grande famiglia dei mais tradizionali veneti.
Ha però caratteristiche completamente diverse, a partire dalla forma appuntita del chicco e dal legame con l’ambiente bellunese.
Il Marano racconta invece soprattutto la fascia pedemontana vicentina.
Mais Marano e Pignoletto d’oro
Il Pignoletto d’oro ha una storia ancora più interessante perché è una delle due varietà che hanno dato origine al Mais Marano.
Il Nostrano locale fornì l’altra componente dell’incrocio.
Per questo il Pignoletto d’oro non è semplicemente “un altro mais”: fa parte direttamente della storia genetica del Marano.
E rispetto al mais da polenta delle altre regioni?
Anche fuori dal Veneto esistono numerose varietà tradizionali di mais da polenta.
Pensiamo, per esempio, al Mais di Storo in Trentino, molto conosciuto per la polenta di Storo, oppure alle numerose varietà locali lombarde e piemontesi.
La differenza non è soltanto il colore della farina.
Ogni varietà è il risultato di una combinazione di:
- ambiente;
- terreno;
- clima;
- selezione agricola;
- tecniche di coltivazione;
- essiccazione;
- macinazione.
Per questo due polente entrambe “gialle” possono avere profumi, consistenze e sapori completamente differenti.
Il Mais Marano appartiene proprio a questa cultura delle polente di territorio.
La polenta veneta: più di un semplice contorno
Per molti oggi la polenta è un contorno.
Per le generazioni che ci hanno preceduto era invece molto di più.
Era un alimento quotidiano, spesso accompagnato da quello che la famiglia aveva a disposizione: formaggi, legumi, verdure, latte, carne, pesce, baccalà o salumi.
In Veneto la polenta ha quindi una fortissima dimensione culturale.
E il Mais Marano permette di recuperare proprio una parte di quella storia.
Non significa però idealizzare il passato.
La polenta era spesso il risultato di un’economia povera e di una dieta poco varia. Oggi la riscopriamo soprattutto per il suo valore gastronomico e culturale, non come alimento esclusivo della tavola.
Come si prepara una buona polenta di Mais Marano?
La ricetta è semplice.
Servono:
- farina di Mais Marano;
- acqua;
- sale.
Per una preparazione tradizionale si può utilizzare circa 200 grammi di farina per ogni litro d’acqua, regolando poi la quantità in base alla consistenza desiderata.
Si porta l’acqua a ebollizione, si aggiunge il sale e si versa lentamente la farina mescolando per evitare la formazione di grumi.
Poi arriva la parte che richiede pazienza: la cottura.
Una polenta tradizionale richiede tempo per sviluppare profumo e consistenza.
Con la farina di Mais Marano si può arrivare a circa 40-45 minuti di cottura, mescolando periodicamente.
Il risultato dovrebbe essere una polenta morbida, profumata e saporita.
Con cosa abbinare la polenta di Mais Marano?
Qui le possibilità sono praticamente infinite.
In provincia di Vicenza è perfetta con i grandi piatti della tradizione:
- baccalà alla vicentina;
- funghi;
- formaggi veneti;
- soppressa e salumi;
- carni in umido;
- brasati;
- selvaggina;
- fagioli;
- verdure di stagione.
Ma è ottima anche semplicemente con un buon formaggio locale.
E se ne rimane?
Ancora meglio.
La polenta raffreddata può essere tagliata a fette e abbrustolita sulla piastra o sulla griglia.
Diventa croccante fuori e mantiene il suo caratteristico sapore all’interno.
Una farina da riscoprire anche oggi
Uno degli aspetti più interessanti del Mais Marano è che non è necessario utilizzarlo soltanto nelle ricette antiche.
La sua farina può essere reinterpretata anche nella cucina contemporanea.
Può accompagnare piatti di carne e pesce, essere utilizzata per creare basi croccanti, oppure entrare nella preparazione di alcuni prodotti da forno.
Ma forse il modo migliore per capire davvero il valore di questo mais rimane quello più semplice:
una pentola, acqua, farina e tempo.
Perché è nella polenta che le caratteristiche del Marano diventano più evidenti.
Mais Marano: PAT, DOP o IGP?
Anche qui è utile fare chiarezza.
La Farina di mais Marano è riconosciuta come P.A.T. – Prodotto Agroalimentare Tradizionale del Veneto.
Non è quindi una DOP né una IGP.
Il riconoscimento PAT valorizza la tradizione produttiva e il legame storico con il territorio.
È una forma di tutela diversa dalle denominazioni europee DOP e IGP.
Nel caso del Marano è particolarmente importante perché si tratta di una varietà locale che ha rischiato di essere abbandonata proprio a causa della sua bassa produttività.
Un patrimonio agricolo da conservare
La storia del Mais Marano racconta qualcosa che va oltre la polenta.
Racconta il lavoro degli agricoltori che per generazioni hanno selezionato i semi migliori.
Racconta varietà locali che si sono adattate al proprio territorio.
E racconta anche il rischio che molte di queste varietà hanno corso con l’arrivo dell’agricoltura moderna e dei mais più produttivi.
Conservare il Mais Marano significa quindi mantenere una parte della biodiversità agricola veneta.
Ma significa anche conservare una tradizione gastronomica.
Perché un seme non è davvero “salvo” se rimane soltanto conservato.
Deve continuare a essere seminato, raccolto, trasformato e, soprattutto, mangiato.
Il Mais Marano oggi
Oggi il Mais Marano rimane una produzione di nicchia della provincia di Vicenza.
La superficie coltivata è molto lontana da quella dei grandi mais destinati all’alimentazione animale o all’industria, ma proprio questa dimensione ridotta permette di mantenere vivo il legame tra varietà, territorio e farina.
Il Consorzio di Tutela del Mais Marano continua a promuovere la varietà e la sua farina, mentre alcune aziende agricole vicentine mantengono la coltivazione e la vendita diretta.
La sfida per il futuro è semplice da spiegare ma non facile da realizzare: fare in modo che il Mais Marano rimanga economicamente interessante per chi lo coltiva.
Perché la biodiversità agricola ha bisogno anche di agricoltori che possano continuare a lavorare la terra.
Mais Marano: una storia vicentina dentro un piatto di polenta
Dal piccolo comune di Marano Vicentino alla fascia pedemontana berica, il Mais Marano ha attraversato più di un secolo di storia.
È nato da un incrocio voluto da un agricoltore, è stato selezionato per decenni, ha conosciuto un periodo di grande diffusione e poi ha rischiato di scomparire davanti alla concorrenza dei mais moderni.
Oggi è tornato a essere apprezzato proprio per quelle caratteristiche che un tempo sembravano essere un limite: la bassa resa, la rusticità e la forte identità della farina.
E forse è proprio questa la sua forza.
Perché in un mondo nel quale spesso cerchiamo prodotti tutti uguali, il Mais Marano ci ricorda che una buona polenta può avere un luogo, una storia e persino un nome.
Marano Vicentino.
E quando la farina diventa polenta, quella storia arriva direttamente in tavola.
In breve
Il Mais Marano è una varietà locale di mais selezionata a Marano Vicentino intorno al 1890 da Antonio Fioretti, a partire dall’incrocio tra Nostrano locale e Pignoletto d’oro di Rettorgole di Caldogno. Ha chicchi vitrei di colore arancio-rossastro, una produttività relativamente bassa e caratteristiche particolarmente apprezzate per la produzione di farina da polenta. La Farina di mais Marano è riconosciuta come Prodotto Agroalimentare Tradizionale del Veneto e oggi viene ancora coltivata, soprattutto nella fascia pedemontana della provincia di Vicenza.
È una produzione di nicchia, ma rappresenta uno dei più interessanti esempi di biodiversità agricola e gastronomica vicentina.
E per capire davvero perché viene tanto apprezzata, c’è un solo modo:
mettere sul fuoco la polenta e assaggiarla.


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