Dalla Val d’Illasi arriva una cultivar autoctona veronese, protagonista dell’olio Veneto Valpolicella DOP e sempre più apprezzata anche fuori dal Veneto
Se pensiamo all’olio italiano, probabilmente ci vengono subito in mente la Puglia, la Toscana o la Liguria. Eppure anche il Veneto ha una tradizione olivicola tutta da scoprire.
Tra le colline veronesi, soprattutto nell’area della Val d’Illasi e delle vallate vicine, cresce una cultivar che per i veneti è un vero piccolo tesoro: la Grignano.
Non è l’oliva più famosa d’Italia e proprio per questo vale la pena conoscerla. La sua vera vocazione è soprattutto quella della produzione di olio extravergine di oliva, un olio elegante, profumato e piacevolmente equilibrato che racconta molto bene il territorio veronese.
Che cos’è la Grignano?


La Grignano è una cultivar autoctona dell’area veronese, particolarmente diffusa nelle zone collinari dell’est della provincia di Verona. Fonti del settore la descrivono come una delle varietà locali più caratteristiche del territorio.
La pianta non è particolarmente semplice da gestire e la sua resa non è tra le più elevate, ma proprio questa varietà ha conquistato i produttori grazie alla qualità e alla personalità dell’olio che permette di ottenere.
E qui arriva una prima curiosità: quando parliamo di “olive Grignano”, non dobbiamo pensare necessariamente a un’oliva da mangiare come una classica oliva da tavola. La sua importanza nel territorio è soprattutto legata alla produzione olearia.
L’olio ottenuto dalla Grignano in purezza può presentare profumi floreali, note di frutta fresca, mandorla, erba e, a seconda del produttore e dell’annata, sfumature di mela o agrumi. Al gusto può essere dolce all’ingresso, con un amaro piacevole e una nota piccante più o meno evidente.
Una storia che parte da lontano
L’olivo in Veneto non è certo arrivato ieri.
La Regione Veneto riconosce una lunga tradizione olivicola regionale, particolarmente radicata nel Veronese, tra Lago di Garda, Valpolicella, Val Pantena, Val d’Illasi e Monti Lessini.
Le origini della coltivazione dell’olivo nel territorio vengono tradizionalmente ricondotte all’epoca romana, mentre documentazioni più attendibili sulla presenza e sull’espansione dell’olivicoltura veneta diventano disponibili nei secoli successivi, con una particolare crescita nel territorio veronese a partire dall’Alto Medioevo.
Insomma, l’olivo sulle colline veronesi non è una moda recente: è parte di una storia agricola che ha attraversato secoli, cambiamenti economici e trasformazioni del territorio.
Perché proprio qui?
La risposta sta nel territorio.
Il Veneto non è una delle grandi regioni italiane dell’olivicoltura, ma alcune zone collinari offrono condizioni particolarmente favorevoli. La provincia di Verona è oggi la principale area olivicola veneta e comprende diversi comprensori importanti, tra cui le zone collinari a est della città.
Il paesaggio olivicolo veneto è molto vario: si va dalle colline del Garda ai Lessini, dalla Valpolicella alla Val d’Illasi, fino ai Colli Berici, Euganei e alla Pedemontana del Grappa.
Questa varietà di ambienti spiega anche perché in Veneto non esista un unico “gusto dell’olio veneto”.
Ogni zona ha le proprie cultivar, i propri terreni, esposizioni e microclimi.
La Grignano e il Veneto Valpolicella DOP
Qui bisogna fare una distinzione importante.
La Grignano non è una DOP da sola. È una cultivar che può essere utilizzata nella produzione dell’olio Veneto Valpolicella DOP.
Il disciplinare stabilisce che Grignano o Favarol devono rappresentare almeno il 50% delle olive utilizzate per questa denominazione; possono poi essere presenti altre varietà ammesse dal disciplinare.
È quindi corretto dire che la Grignano è una delle protagoniste dell’olio Veneto Valpolicella DOP, ma non che “l’oliva Grignano è DOP”.
La distinzione sembra piccola, ma per chi acquista un prodotto tipico è importante.
Che sapore ha l’olio di Grignano?
È proprio qui che la Grignano diventa interessante.
Un monocultivar ottenuto esclusivamente da Grignano tende a offrire un fruttato generalmente leggero o medio, con profumi freschi e una piacevole armonia tra dolce, amaro e piccante. Alcuni produttori segnalano sentori di mandorla verde, agrumi, erba, fiori, mela e frutta fresca.
Naturalmente non esiste un unico profilo identico per ogni bottiglia: annata, momento della raccolta, terreno, lavorazione e conservazione possono modificare sensibilmente il risultato finale.
È proprio questo il bello dell’olio extravergine: non è un prodotto “standardizzato” nel gusto.
Come viene prodotto oggi?
Oggi accanto alle tecniche tradizionali troviamo frantoi moderni e sistemi di estrazione continui.
La raccolta può essere manuale o agevolata meccanicamente e le olive vengono portate rapidamente alla molitura per limitare fenomeni di deterioramento.
Un esempio concreto arriva proprio da Illasi: il Frantoio Bonamini indica per il proprio monocultivar Grignano la raccolta entro ottobre e la molitura a freddo con impianto continuo. La stessa azienda, nella scheda aggiornata del 2026, indica una molitura entro circa 12 ore per la propria produzione complessiva.
Questo ci fa capire una cosa: tradizione non significa necessariamente lavorazione antiquata.
Il valore del prodotto nasce dall’incontro tra cultivar locale, territorio, esperienza del produttore e tecnologia utilizzata correttamente.
Una produzione piccola, ma di grande qualità
Il Veneto produce molto meno olio rispetto alle grandi regioni olivicole italiane.
Eppure proprio la dimensione relativamente contenuta della filiera contribuisce a mantenere forte il legame tra olivicoltura, territorio e piccole aziende agricole.
Una fotografia molto recente del settore arriva dalla Regione Veneto: nel 2026 è stato istituito l’Osservatorio Olivicolo Veneto e il patrimonio regionale è stimato in circa 950.000 piante, distribuite in un tessuto produttivo caratterizzato soprattutto da piccole aziende familiari. La stessa Regione indica Grignano e Favarol tra le cultivar autoctone caratteristiche della zona veronese.
E la Grignano continua a essere valorizzata anche oggi: nel 2026 un monocultivar Grignano prodotto a Illasi ha ricevuto importanti riconoscimenti nella Guida Oli d’Italia del Gambero Rosso.
Grignano veneta, Toscana e Puglia: che differenza c’è?
Mettere tutti gli oli italiani nello stesso calderone sarebbe un errore.
Un olio monocultivar Grignano veneto tende generalmente a giocare sulla freschezza, sull’equilibrio e su profumi delicati, mentre alcune cultivar toscane sono note per profili più verdi, amari e strutturati.
Ancora diverso è il mondo delle grandi cultivar pugliesi come la Coratina, spesso caratterizzata da una maggiore intensità aromatica, amaro e piccante più marcati.
Non significa che un olio sia migliore dell’altro.
È semplicemente il risultato di cultivar, clima, territorio e tecnica di produzione differenti.
E questa è una delle grandi ricchezze dei prodotti tipici italiani.
Come usare l’olio di Grignano in cucina?
La sua delicatezza lo rende particolarmente versatile.
Un buon monocultivar Grignano è interessante soprattutto a crudo, dove può esprimere meglio profumi e sfumature.
Provatelo su:
- pesce e crostacei;
- carpacci;
- verdure al vapore;
- vellutate;
- funghi;
- risotti;
- pasta con ingredienti delicati;
- carni bianche;
- formaggi freschi;
- bruschette semplici.
E c’è un consiglio molto veneto: assaggiatelo anche semplicemente su una fetta di pane, senza coprirlo con mille ingredienti.
Se l’olio è buono, spesso è proprio la semplicità a farlo capire meglio.
Per conoscere meglio il mondo dell’olio regionale, vale la pena leggere anche La produzione dell’olio in Veneto, mentre chi vuole confrontare due grandi aree dell’olivicoltura veneta può dare un’occhiata anche all’olio dei Colli Euganei.
Una piccola oliva, una grande storia veneta
La Grignano è forse uno di quei prodotti che meglio rappresentano il carattere del Veneto gastronomico: niente clamore, tanta sostanza.
Nasce sulle colline veronesi, ha radici profonde nella storia agricola del territorio e oggi viene valorizzata attraverso oli monocultivar e produzioni DOP.
E quando la troviamo in una bottiglia di buon extravergine, non stiamo semplicemente acquistando un condimento.
Stiamo portando a tavola un pezzetto di Val d’Illasi, di Verona e delle eccellenze venete.
Ed è proprio questo il bello dei nostri prodotti tipici: spesso basta un filo d’olio per raccontare un territorio intero.
Fonti e riferimenti
Le informazioni varietali e produttive sono state verificate attraverso Regione del Veneto, Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana, AIPO, Università degli Studi di Padova e schede tecniche di produttori veronesi. Per il disciplinare del Veneto Valpolicella DOP si è fatto riferimento anche alla normativa ufficiale e agli aggiornamenti ministeriali.





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