Rofioi di Sanguinetto

il dolce ripieno della tradizione veronese

Rofioi di Sanguinetto, ravioli dolci fritti della tradizione veronese

A guardarli sembrano quasi dei piccoli ravioli, ma basta assaggiarli per capire che sono tutt’altra cosa.

Stiamo parlando dei Rofioi di Sanguinetto, uno dei dolci più caratteristici della Bassa Veronese, preparati nel comune di Sanguinetto e legati a una tradizione locale che ancora oggi viene mantenuta viva.

La forma è quella che ha dato origine al nome: una sottile sfoglia viene farcita, ripiegata e chiusa proprio come un raviolo.
La differenza? Il ripieno è dolce e il raviolo viene poi fritto, fino a diventare dorato e croccante.
All’interno troviamo un insieme sorprendente di sapori: amaretti, mandorle, biscotti secchi, cedro candito, cacao e liquori.

Un dolce particolare, quindi, che non assomiglia ai classici biscotti o alle normali frittelle.

Dove nascono i Rofioi?

La loro patria è Sanguinetto, piccolo comune della provincia di Verona.

La tradizione locale colloca la nascita dei Rofioi nella seconda metà dell’Ottocento, nella contrada Cao de Soto, vicino alla chiesetta della Rotonda.

Secondo il racconto tramandato nel paese, nella zona si trovava la locanda “Alla Posta”, gestita dalla famiglia Longhi. Sarebbe stato proprio il gestore Armando Longhi a mettere a punto un dolce particolare da offrire agli ospiti della locanda.

Le donne della contrada preparavano la sfoglia tirandola a mano, mentre il ripieno veniva preparato in segreto.

La ricetta era considerata talmente preziosa che il suo contenuto veniva gelosamente custodito.

La tradizione racconta anche un’usanza molto curiosa: durante la festa del Santo Nome di Maria, i Rofioi venivano appesi alle recinzioni delle case, le “saraie”, così che al mattino i bambini potessero trovarli come una piccola sorpresa.

Una storia ancora più antica?

Qui bisogna fare una piccola precisazione.

Una fonte della Pro Loco del Basso Veronese segnala una testimonianza scritta risalente al 1532, conservata presso l’Archivio di Stato di Verona, nella quale compare il termine “rofiolos”.

È una testimonianza interessante perché dimostra che il termine era già presente nel territorio veronese secoli fa.

Non significa però che i “rofiolos” del Cinquecento fossero esattamente gli attuali Rofioi dolci di Sanguinetto.

La ricetta moderna, infatti, viene tradizionalmente fatta risalire alla seconda metà dell’Ottocento.

Meglio quindi parlare di antica presenza del nome e della tradizione dei ravioli nella cucina veronese, senza confondere le due testimonianze.

Rofioi: perché si chiamano così?

Il nome è legato alla loro forma.

La sfoglia viene tagliata, farcita e ripiegata assumendo l’aspetto di un piccolo raviolo.

È una caratteristica talmente evidente da essere diventata parte integrante dell’identità del dolce.

A Sanguinetto, però, il raviolo non finisce nel brodo o nel piatto di pasta.

Finisce nell’olio bollente.

Ed è proprio la frittura a regalargli la superficie dorata e croccante che contrasta con il ripieno morbido e profumato.

Come sono fatti i Rofioi di Sanguinetto?

La preparazione prevede due parti: la sfoglia e il ripieno.

La sfoglia viene preparata con farina, uova e altri ingredienti che possono variare secondo la ricetta utilizzata.

Il ripieno è invece ciò che rende i Rofioi davvero riconoscibili.

Tradizionalmente comprende:

  • amaretti;
  • mandorle;
  • biscotti secchi;
  • cedro candito;
  • zucchero;
  • cacao amaro;
  • latte;
  • rum;
  • anice o altri liquori.

Il risultato è un ripieno ricco, profumato e leggermente granuloso, dove si devono distinguere i diversi ingredienti.

Il cedro porta una nota agrumata, gli amaretti danno il caratteristico profumo di mandorla e il cacao aggiunge una piacevole nota amara.

È proprio questo equilibrio a evitare che il dolce risulti semplicemente molto zuccherato.

La ricetta dei Rofioi di Sanguinetto

Quella che segue è una versione casalinga ispirata alle preparazioni tradizionali documentate per i Rofioi.

Ingredienti per circa 25-30 Rofioi

Per la sfoglia:

  • 500 g di farina 00;
  • 4 uova;
  • 100 g di burro;
  • 1 cucchiaino di zucchero;
  • 1 pizzico di sale;
  • circa ½ bicchiere di vino bianco;
  • ½ bicchierino di grappa;
  • olio per friggere.

Per il ripieno:

  • 200 g di mandorle;
  • 200 g di amaretti;
  • 100 g di biscotti secchi;
  • 200 g di cedro candito;
  • 100 g di zucchero;
  • 50 g di cacao amaro;
  • ½ bicchierino di rum;
  • ½ bicchierino di anice;
  • poco latte, se necessario.

Preparazione del ripieno

Tritate grossolanamente le mandorle e il cedro candito.

Sbriciolate gli amaretti e i biscotti secchi, senza ridurli completamente in polvere: nel ripieno è piacevole sentire le diverse consistenze.

Unite mandorle, amaretti, biscotti, cedro, cacao e zucchero.

Aggiungete quindi rum e anice e amalgamate.

Se il composto dovesse risultare troppo asciutto, aggiungete poco latte alla volta.

Il ripieno deve diventare morbido e compatto, ma non liquido.

Lasciatelo riposare mentre preparate la sfoglia.

Preparazione della sfoglia

Disponete la farina a fontana e aggiungete al centro le uova, il burro morbido, lo zucchero e un pizzico di sale.

Impastate e aggiungete lentamente il vino bianco e la grappa.

Lavorate l’impasto fino a ottenere una pasta liscia ed elastica.

Lasciatela riposare per circa 20-30 minuti.

Successivamente stendetela molto sottile, come si farebbe per una pasta fresca.

Ricavate dei quadrati o dei dischi di circa 5-6 centimetri.

Formatura e cottura

Mettete al centro di ogni pezzo di sfoglia una piccola quantità di ripieno.

Ripiegate la pasta e chiudete bene i bordi, eliminando l’aria all’interno.

Dovrete ottenere dei piccoli ravioli.

Friggeteli in abbondante olio caldo fino a quando saranno dorati e croccanti.

Scolateli e lasciateli riposare su carta assorbente.

Prima di servirli, completate con una spolverata di zucchero a velo.

Il procedimento tradizionale riportato nelle fonti locali prevede proprio la preparazione del ripieno con amaretti, cedro, mandorle e biscotti, la formazione dei ravioli e la successiva frittura.

Valori nutrizionali indicativi

Trattandosi di un dolce fritto e di una ricetta tradizionale con variabili importanti nell’assorbimento dell’olio, i valori sono soltanto indicativi.

Valore medioPer 100 g
Energiacirca 420 kcal
Grassicirca 22 g
Carboidraticirca 48 g
di cui zucchericirca 18 g
Proteinecirca 8 g
Fibrecirca 3 g
Salecirca 0,2 g

I valori possono cambiare sensibilmente in base alle quantità di ripieno, al tipo di frittura e alla quantità di olio assorbita.

Rofioi di Sanguinetto e Rufioli di Costeggiola: sono la stessa cosa?

Non proprio.

Nella provincia di Verona esiste anche il Rufiolo di Costeggiola, specialità della zona di Soave e Cazzano di Tramigna.

I due dolci appartengono alla stessa famiglia ideale dei ravioli dolci, ma non vanno considerati lo stesso prodotto.

Anche le ricette e le forme possono cambiare.

È un bell’esempio di come la cucina veronese abbia sviluppato diverse varianti locali partendo da un’idea simile: una sottile sfoglia ripiena trasformata in un dolce.

E nelle altre regioni italiane?

I Rofioi ricordano alcune preparazioni diffuse in altre parti d’Italia.

In Emilia-Romagna troviamo, per esempio, diversi tortelli dolci, spesso ripieni di mostarda, confetture o altri ingredienti.

In Sicilia sono conosciute le cassatelle, che possono essere fritte e ripiene, ma hanno caratteristiche e tradizioni differenti.

In altre regioni esistono poi ravioli e tortelli dolci legati soprattutto al Carnevale o alle feste religiose.

La particolarità dei Rofioi di Sanguinetto sta soprattutto nel loro ripieno ricco di amaretti, mandorle, cedro candito, biscotti, cacao e liquori, oltre al forte legame con la Bassa Veronese.

Non sono quindi semplicemente “ravioli dolci veneti”: sono una specialità con una precisa identità locale.

I Rofioi oggi

La tradizione non è rimasta chiusa nei vecchi ricettari.

A Sanguinetto i Rofioi continuano a essere protagonisti dell’Antica Sagra dei Rofioi, appuntamento che si svolge normalmente a settembre.

La Regione Veneto ha documentato, in occasione della 39ª edizione della manifestazione nel 2017, una produzione di almeno 25.000 Rofioi durante la festa, preparati grazie al lavoro delle volontarie locali.

La sagra continua a essere organizzata e nel 2025 si è svolta la 46ª edizione, confermando quanto questa specialità sia ancora legata alla vita del paese.

Un dolce che racconta Sanguinetto

I Rofioi sono un ottimo esempio di quella cucina veneta che nasce nei piccoli paesi e riesce a trasformare ingredienti semplici in qualcosa di unico.

Farina, uova, mandorle, biscotti, amaretti e un po’ di liquore.

Niente ingredienti esotici o particolarmente costosi.

Eppure, una volta messi insieme e racchiusi in quella piccola sfoglia a forma di raviolo, diventano un dolce immediatamente riconoscibile.

Oggi i Rofioi di Sanguinetto sono inseriti nell’elenco nazionale dei Prodotti Agroalimentari Tradizionali del Veneto, nella categoria dei prodotti di pasticceria.

È un riconoscimento importante, ma forse la vera garanzia della loro vitalità è un’altra: continuare a trovarli sulle tavole e nelle feste del paese.

Se passate dalla Bassa Veronese, quindi, cercateli.

E quando li assaggerete, ricordatevi che dentro quel piccolo raviolo fritto c’è un pezzo della storia gastronomica di Sanguinetto

Si completa la preparazione mettendo un cucchiaio di ripieno su ogni quadrato di sfoglia, chiudendo manualmente i ravioli così ottenuti prima di friggerli in abbondante olio bollente fino ad ottenere una doratura omogenea del raviolo.
Completate la preparazione con una spolverata di zucchero a velo.

Questo delizioso dolce è ottimo da gustare tutto l’anno, assieme ad un bicchiere di vino o accompagnato ad una buona tazza di caffè o con il thè a colazione e, perchè no, per uno spuntino pomeridiano.
Viene preparato anche nella zona di Soave e Cazzano di Tramigna, dove prende il nome di Rufioi anzichè Rofioi.

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