Dalla campagna veronese al Polesine, alla scoperta delle pere venete
La pera è uno di quei frutti che spesso diamo per scontati. La prendiamo dal cesto della frutta, la laviamo e la mangiamo così com’è. Ma dietro una semplice pera c’è una storia agricola molto più interessante di quanto si possa pensare.
Il pero in Veneto ha una tradizione importante e ancora oggi viene coltivato soprattutto nelle province di Verona, Rovigo, Padova e Venezia.
La provincia di Verona rimane il principale polo regionale, ma la pericoltura veneta sta attraversando una fase delicata: negli ultimi anni le superfici sono diminuite e i cambiamenti climatici, le malattie e i nuovi parassiti stanno rendendo la coltivazione sempre più complessa.
Ecco perché parlare oggi di pere del Veneto significa raccontare non soltanto un prodotto agricolo, ma anche una tradizione che sta cercando nuove strade per continuare a vivere.





Una storia molto più antica del previsto
Il pero coltivato appartiene principalmente alla specie Pyrus communis e la sua storia in Europa è antichissima.
Anche il Veneto può vantare una lunga tradizione legata alla coltivazione e alla selezione delle varietà di pero.
Una fonte dedicata alla biodiversità del Veneto documenta, per esempio, come nel territorio veronese fossero coltivate numerose varietà già in passato. In una descrizione della provincia di Verona vengono ricordate varietà dai nomi oggi quasi dimenticati, come Prime, Madame, Rossette, Bergamotte, Spadone, Gnocche, Butirre, Limoncine e Cannelline.
Questo ci fa capire una cosa importante: il Veneto non ha mai conosciuto una sola “pera veneta”, ma una grande varietà di frutti diversi per forma, colore, consistenza e periodo di maturazione.
Quando sono nati i moderni pereti veneti?
La coltivazione specializzata del pero si è sviluppata soprattutto nel Novecento.
Nel Veronese, già negli anni Venti del XX secolo, vennero realizzati pereti specializzati nelle zone di Cadidavid e Buttapietra.
Successivamente, dagli anni Cinquanta, la pericoltura specializzata si diffuse anche nella bassa pianura veronese, accompagnata dall’introduzione di nuove tecniche di allevamento e portinnesti.
Anche nel Veneziano orientale la frutticoltura moderna si sviluppò nel corso del Novecento, soprattutto nelle aree interessate dalle grandi opere di bonifica dei primi decenni del secolo scorso.
Quindi la storia della pera veneta è strettamente collegata anche alla trasformazione agricola della pianura.
Dove si coltivano le pere in Veneto?
Oggi la coltivazione è concentrata soprattutto in alcune aree della regione.
Verona
È il principale territorio veneto per la produzione di pere.
Nel 2024 la provincia di Verona disponeva di circa 889 ettari di pereti in produzione, secondo i dati riportati da Veneto Agricoltura.
Rovigo
Il Polesine conserva una significativa presenza di pereti.
Nel 2024 erano circa 391 gli ettari destinati alle pere, anche se negli ultimi anni molte aziende hanno progressivamente sostituito parte dei pereti con altre colture, soprattutto meli.
Padova e Venezia
Sono presenti superfici più contenute ma comunque significative all’interno della frutticoltura veneta.
Nel complesso, quindi, il pero in Veneto non è legato a un’unica provincia, anche se il Veronese rimane il territorio più importante.
Quanta pera produce oggi il Veneto?

I numeri raccontano bene la situazione attuale.
Nel 2024 il Veneto ha prodotto circa 38.163 tonnellate di pere, con una superficie in produzione di circa 1.576 ettari. La produzione è aumentata enormemente rispetto al 2023, quando condizioni climatiche particolarmente sfavorevoli avevano provocato un crollo della raccolta.
Attenzione però: il forte aumento del 2024 non significa che il settore sia tornato ai livelli del passato.
La superficie coltivata continua infatti a diminuire. Nel 2024 quella destinata al pero è scesa di circa il 10,8% rispetto all’anno precedente.
È una delle principali sfide della pericoltura veneta.
Perché coltivare pere è sempre più difficile?
Il pero, come altre colture frutticole, deve fare i conti con condizioni climatiche sempre più imprevedibili.
Gelate tardive, grandinate, periodi di caldo intenso, piogge anomale e problemi fitosanitari possono compromettere la produzione.
Negli ultimi anni sono inoltre aumentate le difficoltà legate a organismi nocivi e malattie. Nel Polesine, per esempio, i produttori hanno segnalato problemi legati all’Alternaria, alla cimice asiatica e alla cosiddetta moria del pero.
Per questo oggi la produzione di pere richiede sempre più attenzione, ricerca, monitoraggio e tecniche di difesa adeguate.
Le principali varietà di pere coltivate in Veneto
Il bello delle pere è che non sono tutte uguali.
Tra le varietà più conosciute troviamo:
Pera William
È una delle varietà più diffuse e riconoscibili.
Ha buccia relativamente sottile e polpa succosa e profumata. È ottima da mangiare fresca, ma viene utilizzata anche per succhi, sciroppi, confetture e trasformati.
Pera Abate Fetel
È facilmente riconoscibile per la forma allungata e il caratteristico aspetto.
La polpa è succosa, profumata e piacevole da mangiare fresca.
È una delle varietà più apprezzate dal mercato italiano.
Pera Conference
Ha una forma allungata e una buccia spesso caratterizzata da evidente rugginosità.
È una varietà molto diffusa in Europa e viene consumata soprattutto fresca.
Pera Kaiser
Ha buccia ruvida e color ruggine e una polpa più consistente.
È particolarmente interessante anche in cucina, perché mantiene bene la propria struttura durante la cottura.
Altre varietà
Nei pereti veneti si incontrano anche Decana del Comizio, Max Red Bartlett, Guyot e altre varietà, mentre alcune antiche varietà locali sopravvivono soprattutto grazie a progetti di recupero della biodiversità agricola.
Il Pero Misso della Lessinia: una pera tutta da riscoprire
Quando si parla di prodotti tipici veneti, non bisogna dimenticare le varietà antiche.
Un esempio interessante è il Pero Misso, conosciuto anche come missaòr o mesaòr, tipico della montagna veronese.
È un’antica varietà ad alto fusto della Lessinia, presente soprattutto intorno ai 650 metri di altitudine. Oggi ne rimangono circa 200 esemplari censiti, alcuni dei quali molto antichi.
Il Pero Misso è particolarmente interessante perché non è soltanto una varietà da conservare: rappresenta un pezzo di biodiversità agricola e di cultura contadina veronese.
Le fonti storiche lo ricordano in pubblicazioni agronomiche dell’Ottocento e persino nella letteratura veronese del Novecento.
Una curiosità: in passato esistevano moltissime varietà
Oggi entrando in un supermercato troviamo poche varietà principali.
In passato era completamente diverso.
Nel Veneto esisteva una grande quantità di varietà locali di pero, spesso coltivate in piccoli appezzamenti, negli orti familiari o vicino alle abitazioni.
Ogni varietà poteva avere il proprio periodo di maturazione e il proprio utilizzo: alcune erano ottime fresche, altre più adatte alla cottura o alla conservazione.
Questa biodiversità è stata progressivamente ridotta dalla modernizzazione dell’agricoltura e dalla necessità di coltivare varietà più produttive, uniformi e adatte alla distribuzione commerciale.
Oggi diversi progetti cercano di recuperare proprio questo patrimonio.
Pere venete e cucina: dolce o salato?
Qui arriva uno dei motivi per cui la pera è così amata.
È buonissima semplicemente mangiata fresca, ma in cucina è incredibilmente versatile.
Le pere possono essere utilizzate per preparare:
- torte;
- crostate;
- strudel;
- confetture;
- mostarde;
- succhi;
- dolci al cucchiaio;
- risotti;
- insalate;
- antipasti;
- salse per accompagnare i formaggi.
E poi c’è il grande classico:
pere e formaggio.
È un abbinamento che funziona perché la dolcezza e l’acidità della frutta creano un interessante contrasto con la sapidità e la struttura del formaggio.
Nel Veneto possiamo naturalmente provare le pere con formaggi del territorio come Asiago DOP e altri formaggi veneti.
Pere e formaggi: perché stanno così bene insieme?
Il segreto è l’equilibrio.
Una pera matura porta dolcezza, succosità e una certa componente aromatica.
Un formaggio stagionato aggiunge invece sapidità e intensità.
Il contrasto rende ogni boccone più interessante.
Ecco perché il famoso proverbio “al contadino non far sapere quanto è buono il formaggio con le pere” è ancora oggi perfettamente comprensibile!
Pere venete e pere dell’Emilia-Romagna: quali differenze?
Il confronto più interessante è con l’Emilia-Romagna, storicamente una delle principali regioni italiane per la produzione di pere.
L’Emilia-Romagna possiede anche una denominazione specifica, la Pera dell’Emilia-Romagna IGP, che tutela diverse varietà e una precisa zona di produzione.
Il Veneto, invece, non dispone di una IGP regionale equivalente per la pera fresca nel suo complesso.
Questo non significa che le pere venete siano meno pregiate.
Significa semplicemente che hanno una storia produttiva e un sistema di valorizzazione differenti.
Il Veneto può contare soprattutto sulla grande tradizione frutticola del Veronese, sulle produzioni del Polesine e sulla presenza di varietà storiche che rappresentano un patrimonio di biodiversità molto interessante.
E rispetto alle pere del Piemonte o della Lombardia?
Anche Piemonte e Lombardia hanno una tradizione pericola importante, ma il territorio veneto presenta caratteristiche proprie.
La pianura veronese, le aree del Polesine e le zone orientali della regione offrono condizioni differenti per suoli, disponibilità d’acqua, clima e gestione dei frutteti.
Non esiste quindi una “pera italiana migliore in assoluto”.
La differenza vera sta nella varietà, nel territorio, nella maturazione e nella qualità del prodotto.
Ed è proprio questa diversità a rendere interessante la frutta italiana.
Le pere venete sono ancora un prodotto importante?
Sì, ma il settore sta cambiando.
I dati più recenti mostrano una produzione che può variare enormemente da un anno all’altro.
Il 2024 è stato decisamente migliore del 2023 dal punto di vista quantitativo, ma la superficie coltivata continua a diminuire.
Nel Polesine, ad esempio, alcuni produttori hanno scelto di sostituire parte dei pereti con meli, considerati al momento più interessanti dal punto di vista produttivo e commerciale.
La sfida dei prossimi anni sarà quindi riuscire a mantenere la pericoltura veneta competitiva, proteggendo contemporaneamente il territorio e le varietà locali.
Dalla pera comune alle varietà antiche: un patrimonio da non perdere





La prossima volta che acquistate una pera, guardatela con occhi diversi.
Dietro quel frutto ci sono secoli di selezione, agricoltori, terreni, acqua e conoscenze tramandate.
Ci sono le grandi varietà commerciali come William, Abate, Conference e Kaiser, ma anche varietà antiche come il Pero Misso della Lessinia, che rischierebbero di scomparire senza un’attenta opera di conservazione.
Il futuro della frutticoltura veneta non sarà quindi soltanto una questione di quantità.
Sarà anche una questione di qualità, biodiversità e capacità di valorizzare il legame tra prodotto e territorio.
E forse è proprio questo il modo migliore per continuare a far conoscere le pere del Veneto anche alle nuove generazioni.


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Articolo molto bello.
E’ giusto promuovere i prodotti italiani di qualità, in qualunque regione siano prodotti, anziché continuare ad importare frutta e verdura dall’estero.